Visco vede una ripresa ma teme l'instabilità
Il governatore di Banca d'Italia, Ignazio Visco, è cauto sull'arrivo della ripresa economica mentre indica nella fine della recessione un traguardo possibile per l'Eurozona. Con la stessa cautela con cui il presidente della banca centrale, Mario Draghi, ha ridimensionato gli eccessivi entusiasmi di politici ed economisti che parlavano di ripresa, Visco si è rivolto alla platea italiana parlando dall'Istituto per gli Affari Internazionali oggi a Roma alla Foreign Relations Council of Councils Regional Conference. Secondo il banchiere centrale, l'Eurozona ha "ripreso una moderata crescita nel secondo trimestre" in forza dell'espansione delle esportazioni e di un ritorno della domanda interna all'area della moneta unica. Lo Prete Il partito della spesa si rifà vivo con Letta prima della Finanziaria
6 AGO 20

Il governatore di Banca d'Italia, Ignazio Visco, è cauto sull'arrivo della ripresa economica mentre indica nella fine della recessione un traguardo possibile per l'Eurozona. Con la stessa cautela con cui il Presidente della Banca centrale, Mario Draghi, ha ridimensionato gli eccessivi entusiasmi di politici ed economisti che parlavano di ripresa, Visco si è rivolto alla platea italiana parlando dall'Istituto per gli Affari Internazionali oggi a Roma alla Foreign Relations Council of Councils Regional Conference. Secondo il banchiere centrale, l'Eurozona ha "ripreso una moderata crescita nel secondo trimestre" in forza dell'espansione delle esportazioni e di un ritorno della domanda interna all'area della moneta unica. Per questa ragione ci sono "segnali" che la recessione "sta terminando". Sebbene non è detto che ciò porti a una ripresa economica consolidata per cui "tempi e modalità restano molto incerti", ha detto Visco. Per l'economia italiana i rischi al ribasso, e cioè una potenziale ulteriore contrazione, sono in parte legati ai "timori degli investitori" circa la "possibile instabilità politica" del paese. Per quanto riguarda il settore bancario, invece, Visco ha evidenziato "la forte pressione" sui bilanci degli istituti determinata dalla crisi del debito sovrano europea e dall'ingente quantità di titoli pubblici in pancia alle banche, oltre a sofferenze e incagli che aggravano i bilanci nel contesto di una stretta creditizia che si protrae da oltre due anni.